“Liberarsi dal vestito dell’ego” di Radhanath Swami

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A Chir Ghat, sulle rive del fiume Yamuna, da centinaia di anni, gli abitanti di Vrindavana e i pellegrini hanno la tradizione di appoggiare vestiti sui rami di un albero vicino alla riva del fiume. Lo spirito dietro a ciò deriva dal ricordo e dall’apprezzamento del passatempo di Krishna in cui rubò i vestiti delle gopi (pastorelle).

L’anima, al suo stato più puro, è infinitamente innamorata di Krishna ed è in grado di accedere all’amore infinito di Krishna e di farne esperienza. Ma l’ahamkara, il falso ego, è come un vestito che ricopre l’anima pura.

Portiamo con noi così tante classificazioni, come “sono un umano, sono maschio, sono femmina, appartengo a questa particolare razza, religione, classe sociale…”

Tutte queste cose sono upadis, classificazioni indesiderate, e non hanno niente a che fare con l’anima. Queste cose sono come un vestito, uno strato sopra all’anima pura

Per accedere all’amore per Krishna dobbiamo liberarci di queste classificazioni materiali e abbandonarci. Ciò significa abbandonare il nostro ego, per poterci davvero abbandonare all’amore. Vedere noi stessi in connessione alle designazioni di questo corpo è la base del falso ego e la causa di ogni sofferenza. E’ anche il muro che ci separa dai tesori dell’amore per Dio.

Abbandonarsi è il semplice, puro e innocente motto del cuore: “Krishna, ogni cosa ti appartiene. Io ti appartengo!”

Così, gli abitanti di Vrindavana vanno ad offrire vestiti a questo albero: “Porta via questo falso ego che mi tiene lontano da Dio!”

I vestiti delle false classificazioni infatti, ci intrappolano e inflazionano il nostro ego.

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