Radhanath Swami ospite alle universita’ di Oxford e Cambridge

La settimana scorsa Radhanath Swami e’ stato ospite d’onore in due eventi organizzati dalle universita’ di Oxford e Cambridge.
In entrambe le occasioni le tematiche erano particolarmente rilevanti in virtu’ delle difficolta’ che stiamo attraversando nell’era contemporanea, e Radhanath Swami e’ stato invitato a condividere con gli studenti di due delle piu’ importanti citta’ universitarie al mondo la saggezza del Bhakti Yoga e della cultura vedica.
Martedi 7 novembre l’evento “Bridging divides in a fractured world” si e’ svolto al Christ Church College di Oxford ed era un dialogo tra Radhanath Swami e Lord John Alderdice, il direttore del Centro per la Risoluzione dei Conflitti Irrisolvibili dell’Universita’ di Oxford. Il moderatore era il celebre Shaunaka Rishi das, responsabile dell’Oxford Centre for Hindu Studies.
In questo dialogo i relatori si sono alternati nella condivisione di riflessioni utili per riuscire a progettare un futuro di pace oltre le differenze che in ogni campo stanno generando conflitti e fratture nella nostra societa’.
Radhanath Swami ha raccontato di come fin da bambino abbia visto tanto odio in nome di Dio, al punto da arrivare a pensare di rigettare la religione. Nonostante questo pero’ e’ giunto alla conclusione che ci dovesse essere un punto d’unione tra tutte le religioni, ed ha trascorso gran parte della sua vita alla ricerca di questo principio comune. Ha quindi raccontato che mentre si trovava sulle rive del Gange in India ha fatto amicizia con un ragazzo hindu che aveva come caro amico un musulmano con cui amava condividere riflessioni spirituali. Radhanath Swami era quindi affascinato da come in un paese cosi’ fratturato dal punto di vista religioso fosse possibile andare d’accordo tra hindu e musulmani. Il suo amico gli rispose che un cane e’ in grado di riconoscere il suo padrone indipendentemente dal suo abbigliamento, e se noi non siamo in grado di riconoscere che dietro a rituali e tradizioni apparentemente diversi c’e’ un unico Dio… allora non siamo meglio di un cane!
L’intera storia e’ narrata nel suo primo libro “Ritorno a Casa. Autobiografia di uno swami americano”.
Ha quindi spiegato che in accordo alla Bhagavad-gita, la vera pace puo’ manifestarsi solo quando riconosciamo di non essere padroni di cio’ che ci circonda e che tutto cio’ che abbiamo ci e’ solamente affidato in prestito. Riconoscendo che tutto appartiene a Dio e che ogni essere e’ parte di Dio possiamo vivere in un mondo di pace, ed e’ in particolare una responsabilita’ dei leader giungere a questa realizzazione, poiche’ piu’ elevata e’ la posizione che una persona ricopre e piu’ elevata e’ la sua responsabilita’ nell’offrire un contributo positivo e non egoistico.
Le nostre proprieta’, le nostre abilita’, la nostra intelligenza e tutto cio’ che abbiamo sono un grande dono che abbiamo il compito di utilizzare in modo esemplare attraverso uno spirito di servizio. Quando offriamo al proprietario di ogni cosa il nostro amore e tutto cio’ che abbiamo, questo amore si riversa inevitabilmente verso ogni essere vivente, proprio come accade annaffiando una pianta partendo dalle radici.
L’ego e l’arroganza ci spingono a pensare di essere i proprietari di ogni cosa, e da questa prospettiva distorta nascono tutti i conflitti che ora vediamo nel mondo. La soluzione spirituale e’ invece realizzare di essere solo custodi della proprieta’ sacra di Dio.
Giovedi 9 novembre, Radhanath Swami e’ stato ospite della famosa Cambridge Union Society, un’associazione studentesca che riunisce gli studenti di vari college di Cambridge per condividere dibattiti su temi di attualita’.
Il tema della serata era “Faith Debate: This House has lost Faith in Faith?”. Il titolo era volutamente provocatorio e riguardava il fatto che apparentemente le persone stanno “perdendo fede nella fede”. A questo proposito sono stati invitati relatori atei (o che hanno “perso la fede nella fede”) e relatori appartenenti a diverse tradizioni spirituali. Ogni relatore aveva la possibilita’ di offrire il proprio punto di vista ed il pubblico poteva intervenire con eventuali obiezioni. Al temine dell’incontro il pubblico avrebbe votato una delle due parti.
I relatori che avevano “perso la fede nella fede” avevano come rappresentante il famoso scrittore Ken Follett, mentre Radhanath Swami era il relatore principale tra chi ancora aveva “fede nella fede”.
L’intervento di Radhanath Swami e’ stato particolarmente toccante poiche’ ripercorreva le diverse tappe della sua vita spirituale, ed e’ stato accolto con entusiasmo e grande commozione dal pubblico di studenti.
Ha iniziato raccontando di quando da bambino il suo migliore amico gli ha detto che secondo i suoi genitori Dio lo odiava perche’ era ebreo, e da ragazzo ha continuato a vedere odio, superstizione e razzismo in nome di un Dio amorevole…al punto che anche lui aveva “perso la fede nella fede”. Ha quindi rigettato l’aspetto superficiale della religione per ricercare qualcosa che potesse trasformare il cuore ed insegnare a vivere con amore e compassione. Ha cosi’ lasciato la sua casa per intraprendere un viaggio verso l’Oriente durante il quale ha conosciuto persone che vivevano la spiritualita’ in modo inclusivo, invece che esclusivo; ma ha anche conosciuto chi viveva in modo fanatico con l’idea che solo il proprio cammino fosse l’ “unico cammino”.
La sua ricerca lo ha poi condotto ad un termine sanscrito, “saragrahi“, che indica una persona che ricerca l’essenza. Questa essenza e’ la trasformazione del cuore, dall’avidita’ alla generosita’, dall’odio all’amore, dall’egoismo al servizio altruistico…
Anche nella tradizione cristiana si parla di amare il prossimo come se stesso, e nello Srimad Bhagavatam e’ detto che la vera religione, il vero dharma, non sono qualcosa di settario; e, ancora, nella Bhagavad-gita si trova che il vero saggio, una persona illuminata, connessa alla propria essenza, vede ogni essere in modo equanime.
…Ma il corpo cambia in continuazione, la mente ancora di piu’…dunque chi siamo?
Quando entriamo in contatto con la sacralita’ di chi realmente siamo, riusciamo a riconoscere ed apprezzare la sacralita’ in ogni essere, nonostante le differenze esterne.
Dunque la vera religione non divide l’umanita’, ma l’armonizza, come strumento di un potere piu’ elevato di amore e compassione.
La scienza, l’istruzione, la tecnologia, la religione possono essere utilizzate per sfruttare o per elevare ed apprezzare l’unita’ nella diversita’. Se le evidenze scientifiche o le pratiche religiose non portano a condividere l’amore e la gioia, allora significa che stiamo andando nella direzione sbagliata.
Dobbiamo quindi indagare sull’essenza che tutti abbiamo in comune.
…E in ultimo “perdere la fede nella fede” non e’ una grave perdita, perche’ quando “perdiamo fede nella fede” (nella fede settaria, superficiale e divisiva), allora abbiamo la possibilita’ di trovare la vera fede.
Questa e’ la storia della sua vita.
L’assemblea si e’ conclusa con la votazione del pubblico…e con la vittoria di chi ha “ancora fede nella fede”.
Kishori Priya devi dasi

 

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