“La gioia perfetta” di Radhanath Swami

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In Italia, vicino alla città di Perugia, c’è un posto chiamato Assisi, il luogo di nascita di un santo molto famoso, San Francesco. Era il figlio di un ricco mercante, ma scelse una vita di rinuncia. Fece il voto di una vita di povertà, umiltà e devozione, attirando molte persone che decisero di seguirlo.

Un giorno stava camminando con Frate Leone di Perugia verso un tempio molto famoso, Santa Maria degli Angeli. Stava camminando da miglia e miglia e faceva molto freddo. Pioveva e nevicava. Chiese a Frate Leone: “Voglio che tu scriva quello che dico”. Stavano camminando ed era notte. Disse: “Quale è la gioia perfetta? Se i nostri fratelli dessero eccellenti sermoni glorificando Dio non considererei questo la gioia perfetta. Se i nostri fratelli riuscissero a ridare la vista ai ciechi, agli zoppi la capacità di camminare e correre, ai muti la capacità di parlare e ai sordi quella di ascoltare, e anche se riuscissero a resuscitare un uomo morto, non considererei queste cose la gioia perfetta. Anche se i nostri fratelli che sono molto colti e conoscono tutta la filosofia e la scienza, ed hanno memorizzato in modo esperto le sacre scritture, non considero questo la gioia perfetta. Anche se i nostri fratelli riuscissero a profetizzare cosa sta per accadere e riuscissero a predire il futuro, non considererei questo la gioia perfetta”.
Frate Leone era sorpreso e chiese: “Allora qual’e’ la gioia perfetta?” Disse: “Quando giungiamo a destinazione a Santa Maria degli Angeli e fa freddo nel cuore della notte, siamo coperti di fango, piove su di noi, stiamo morendo di fame e sete e disperatamente bussiamo ad una porta, e i nostri fratelli aprono e chiedono ‘Chi siete?’, noi rispondiamo ‘Siamo i tuoi fratelli, lui è Leone ed io sono Francesco. Siamo venuti per stare con voi, per favore offriteci rifugio’. Allora uno di loro ci guarda con la furia negli occhi e dice ‘Non siete miei fratelli. Siete bugiardi. Siete dei ladri che si fingono dei santi. State sfruttando e torturando le persone povere. Meritate che Dio vi punisca. Andatevene!’ E ci sbatte la porta in faccia. Io considero che se tolleriamo questo e ringraziando Dio chiediamo di perdonare quell’uomo – questa è la gioia perfetta. Poi stando fuori soffriamo così tanto e stiamo congelando, morendo di fame, e disperatamente bussiamo alla porta, ed ancora la apre e dice: ‘Oh siete tornati!’, e noi diciamo ‘Fratello mio, siamo i tuoi fratelli. Per favore mostra la tua misericordia verso di noi, mostraci gentilezza, stiamo morendo di fame e stiamo congelando, stiamo morendo.’ E quell’uomo si arrabbia così tanto da prendere un bastone pesante e insultandoci ci prende per il collo e ripetutamente ci bastona fino a lasciarci sanguinanti nella neve, al freddo, doloranti e insultati. In quello stato, se riusciamo a ricordare il Signore, perdonare ed amare il nostro fratello in ogni circostanza come un’offerta al Signore, quella è la gioia perfetta.
Questa qualità del perdono illumina piu’ della luce del giorno. Ciò che ci succede deve essere visto come un piano di Dio. Nessun filo d’erba si muove senza il volere del Signore. Tollerare e mantenere una coscienza in grado di perdonare e di provare compassione significa pregare come il benefattore di ogni essere – i nostri amici, la nostra famiglia, ma anche i nostri avversari e le persone che ci infliggono dolore. E dunque vedere ogni situazione come un’opportunità per prendere sinceramente rifugio nel Signore.

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