“Come agire con chi tradisce la nostra fiducia?” di Radhanath Swami

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In una certa misura abbiamo il potere di cambiare l’ambiente che ci circonda, ma in modo molto limitato. Potremmo non essere in grado di cambiare il mondo intero o il modo di pensare delle persone, o il loro modo di agire. Sicuramente possiamo fare il nostro meglio per aiutare le persone, ma c’e’ qualcosa che possiamo sempre cambiare: noi stessi. Se viviamo con il nostro potenziale di devozione, se portiamo la grazia divina nelle nostre vite e la esprimiamo in cio’ che facciamo, questo e’ il modo migliore per influenzare gli altri, e offrirete una buona influenza su tante persone. Ci saranno ovviamente altre persone che non sara’ cosi’ facile influenzare, ma potete trascendere questo aspetto. Non possiamo sempre cambiare qualcosa nel mondo, ma possiamo cambiare noi stessi, e questo ci da’ un’immensa forza per essere uno strumento del cambiamento.
Cosi’, come dovremmo comportarci con queste persone? Ci sono alcune leggi spirituali universali. E’ detto che dovremmo odiare la malattia, ma non l’ammalato. Nella Bhagavad-gita Krishna dice che lui e’ il padre e la madre di ogni essere vivente, e questo significa che ognuno e’ nostro fratello o nostra sorella; e nell’essenza ognuno e’ divino. Tutti sono parti di Dio, ma a causa della malattia di ahamkhara (l’ego) ci si incatena alle corde della lussuria, dell’invidia, della collera, dell’orgoglio e dell’avarizia, e si diventa servitori di queste cose. Se nostra madre e’ malata odiamo la malattia, ma amiamo nostra madre. Cosi’ quando i nostri fratelli e le nostre sorelle, in qualunque forma si manifestino in questo mondo, agiscono in modo crudele, malvagio ed egoista, questi sono i sintomi di una terribile malattia. Se la vediamo in questo modo, invece di odiare queste persone, proveremo compassione. Sentire odio per una persona ammalata fa in modo che l’odio bruci il nostro cuore, e questo non guarisce il cuore. Nello stesso modo, dobbiamo fare cio’ che e’ necessario e non dobbiamo permettere a queste persone di imbrogliarci e di ferirci. Arjuna stava combattendo, ma combatteva con compassione. Non stava combattendo per arroganza, collera o avidita’. Sia che combattiamo con loro o no, dipende da cio’ che e’ necessario. Ma anche se decidessimo di combattere, non dobbiamo farlo con arroganza e avidita’, ma con compassione.

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