“L’ornamento della compassione” di Radhanath Swami

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C’è una bellissima storia nel Bhagavata Purana su Mahadeva, il Signore Shiva. Una volta quando i deva (esseri celesti) e gli asura (esseri ottenebrati) stavano frullando l’oceano di latte per ottenere il nettare, uscì una quantità enorme di veleno.

Cercavano il nettare, ma a volte quando cerchiamo il nettare prima dobbiamo rimuovere il veleno.

E’ come accade nella nostra sadhana (pratica spirituale). Il vero nettare è prema, l’amore dentro di noi per Dio e per gli altri. La nostra pratica serve solo a rimuovere ciò che ostacola la connessione con questo amore. Così a volte mentre meditiamo inizia ad uscire il veleno: la lussuria, l’invidia, la bramosia, l’illusione e l’arroganza, ed iniziamo a vedere ciò che già era presente. Questo non dovrebbe scoraggiarci. Non dovremo farci prendere da queste cose, ma tollerarle e continuare con la nostra pratica spirituale, e gradualmente esse verranno rimosse. A quel punto il nettare che stavamo cercando sarà nostro per sempre.

Così, il veleno che emerse dal frullamento dell’oceano di latte si diffuse ovunque ed i grandi saggi chiesero aiuto a Vishnu, e Vishnu li condusse da Shiva. Quando Shiva vide il dolore degli esseri umani ed il mondo sull’orlo della devastazione, con il suo potere mistico raccolse oceani di veleno in modo da concentrarli sul palmo della propria mano. E poiché il veleno doveva andare da qualche parte, lo bevve. La sua gola divenne nera, e questa è una delle caratteristiche per cui Shiva è maggiormente onorato. E’ considerata un ornamento della sua compassione.

Nel Bhagavata Purana c’è un bellissimo verso in relazione a questa storia: “Il servizio che è più apprezzato da Dio è quando facciamo qualche sacrificio senza nessun tornaconto personale, ma per compassione verso gli altri.”

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