Meditazione e Maha Mantra

Meditazione e Maha Mantra

Nel corso dei viaggi giovanili di “Ritorno a Casa” e degli incontri con le scritture e le persone sante di tutte le principali tradizioni spirituali, Radhanath Swami aveva potuto osservare il potere speciale che tutti attribuivano alla recitazione in spirito di preghiera dei Nomi Divini.

Il suo primo “incontro” con il Maha Mantra Hare Krishna avvenne misticamente su una roccia al centro del fiume Gange durante un periodo di intensa meditazione che gli aveva anche richiesto un seria e responsabile rinuncia ad alcuni attaccamenti materiali. (ma questa la leggerai in “Ritorno a Casa” 😉 )

Ecco le sue parole, dal libro Ritorno a casa:

“Un’altra sera, mentre il sole tramontava, osservai le nuvole invernali dorate che ondeggiavano nel cielo che si tingeva di un blu sempre più profondo.

Le montagne erano coperte da una veste color porpora e mi sembravano così vive che le sentivo quasi respirare.

Stormi di gru bianche, usignoli neri, pappagalli verdi e uccelli di vivaci colori blu, rosso e arancio si libravano in cielo, ognuno cinguettando, trillando o gorgheggiando la sua dolce canzone.

A parte il canto degli uccelli, quella sera la valle del Gange era tranquilla, immersa in un silenzio quasi mitico.

I miei pensieri fluttuavano, richiamando alla mente come Dio avesse preso veramente poco da me dandomi invece così tanto.

Per un istante pensai che più uno non si sente degno di grazia, più sarà grato quando arriva. È la gratitudine che rende il cuore pronto per ricevere le benedizioni del Signore.

Chiudendo gli occhi mi immersi di nuovo nel canto senza fine dell’Om, la melodia del fiume.

Era semplicemente meraviglioso. Sentivo che stava accadendo qualcosa di straordinario.

In quel momento sentii qualcosa che sembrava salire dalle profondità del cuore di Madre Gange. Migliaia di voci celestiali in coro recitavano un lento e incantevole canto che sembrava risuonare per tutta la valle:

Hare Krishna, Hare Krishna

Krishna Krishna, Hare Hare

Hare Rama, Hare Rama

Rama Rama, Hare Hare

Sentivo che attraverso il canto del fiume Dio aveva sussurrato questo meraviglioso mantra nelle mie orecchie.

Fu un rito di passaggio mistico che mi portò su un’onda che mi sollevò più vicino alle mie aspirazioni. Il mio cuore era colmo di gratitudine.

Involontariamente ruppi il mio lungo silenzio e mi ritrovai a recitare queste parole a voce alta con il fiume. Nessun tipo di intossicante al mondo avrebbe mai potuto portarmi neppure vicino a quella esperienza.

Il significato di quel canto mi era oscuro, ma mi rapì il cuore. Che cosa significava? Sapevo che questo mistero, come il mistero della stampa con il ragazzo blu, mi sarebbero stati rivelati a tempo debito.”

La recitazione del Maha Mantra divenne parte integrante delle sue preghiere e meditazioni giornaliere, fino al giorno del suo primo incontro con Shrila Prabhupada a Bombay.

Allora gli sembrò quasi un sogno mozzafiato sentire quel maestro appena conosciuto cantare lo stesso mantra.

Tra le lacrime e la grande emozione poté finalmente sentire dalle labbra di colui che sarebbe diventato il suo maestro spirituale il vero significato del Maha Mantra:

“Al termine del canto, Shrila Prabhupada si schiarì la voce e parlò al microfono con voce profonda e risuonante, spiegando il significato del mantra. “Stiamo cantando il Maha Mantra, il grande canto della liberazione”.

Poi spiegò che Hare è un’invocazione a Radha, l’energia divina, controparte femminile del Signore.

“È lei l’origine e colei che dà l’amore per Dio. Krishna è il nome di Dio che significa che è supremamente affascinante. E il nome Rama significa che il Signore è il supremo goditore e concede infinita felicità a coloro che gli offrono il loro amore”.

Continuò a spiegare che la vibrazione sonora trascendentale pulisce il cuore dai desideri egoistici e risveglia il nostro originale e naturale amore per Dio portando con sé la felicità spirituale.

“Mentre cantiamo il Maha Mantra”, Shrila Prabhupada continuò, “stiamo pregando il Signore, ‘Per favore, concedimi di servirti con amore, eternamente’”.

[…] Spiegò con sicurezza che la vera religione non è proprietà di nessuna setta, casta o credo, ma è la natura di tutti gli esseri viventi.

È naturale per noi, disse, amare Dio, ma questo amore è stato dimenticato da tempo immemorabile.

“Noi siamo anime spirituali”, disse, “ma, avvolti dall’ignoranza, identifichiamo questo corpo temporaneo con il sé”.

Continuò spiegando che la causa di tutte le sofferenze è l’oblio della nostra relazione con Dio e che questa coscienza può essere facilmente risvegliata cantando i nomi di Dio.

Con voce colma di compassione supplicò il pubblico di prendere sul serio questo messaggio.

“Questo processo”, disse, “che risveglia il nostro sopito amore per Dio, è chiamato bhakti yoga”.

Mentre Shrila Prabhupada parlava, sentii una voce nel mio cuore rivelare: Questo è il tuo guru.”

Chiudi il menu